16 Agosto 2018 ~ 0 Commenti

EMERGENZA MICROBIOTA

La mia esperienza dietro al banco poco più che decennale mi permette di fare qualche statistica in merito ai disturbi che maggiormente affliggono i nostri pazienti e il periodo estivo, credetemi, è il periodo in cui chi soffre di disturbi intestinali frequenti arriva a chiedere un supporto indispensabile. Sarà che cambiamo gli orari, sarà che facciamo scelte alimentari differenti (un aperitivo in più, qualche bicchiere di vino che normalmente ci concediamo solo nel weekend, un fritto misto al mare), sarà che viaggiamo in zone con abitudini e patogeni circolanti completamente diversi dai nostri. Sarà anche il caldo che ci impoverisce di quei Sali che garantiscono al nostro intestino di aiutarci nella produzione di rifiuti di consistenza e frequenza assolutamente normali. Insomma, più fattori ma un unico problema che spesso si ripercuote nella qualità della vita durante le tanto agoniate ferie, mandandoci alla ricerca indispensabile di un bagno oppure facendoci pregare affinché uno stimolo fisiologico si palesi dentro di noi.

Spesso non serve pensare a chissà quale patologia o virus maledetto o iattura ci può aver colpito per rovinarci le vacanze, basta però pensare che siamo un organismo delicato in quanto dentro di noi vive un intero ecosistema di microrganismi chiamato microbiota, la cui totalità dei geni è chiamata microbioma. I microrganismi risiedono in vari siti dell’organismo umano, tra cui la cute, il naso, la bocca e l’intestino, nel quale, in particolare, vive la colonia più ampia, costituita da circa 500 specie differenti, tra batteri, virus, funghi e protozoi, dei quali i batteri formano la componente prevalente di circa 100 miliardi di esponenti raggruppati in vari generi, appartenenti a più di 1000 specie. Essi hanno svariate funzioni, da quella di barriera, a quella nutritiva, fino a quella di sintesi e immunitaria e si stabiliscono precocemente nella vita di ognuno di noi, ancora prima della nascita, quando, durante la gravidanza, è il microbioma della madre a influire in maniera determinante su quello del nascituro. Successivamente, esso può poi modificarsi durante la vita, cambiando con l’età, lo stile alimentare, il mantenimento di un BMI adeguato, la localizzazione geografica, l’apporto di integratori alimentari e farmaci. Nello specifico, si parla di disbiosi intestinale quando l’equilibrio della flora batterica viene a mancare, a causa anche di quelle modifiche stagionali di cui ho accennato poc’anzi.

La ricerca sta ancora valutando come la dieta interagisca con il microbioma, ma è certo che il legame tra alimentazione e salute batterica intestinale sia molto stretto, influenzandosi a vicenda. La composizione macronutriente della propria dieta, ossia la proporzione di proteine, carboidrati e grassi introdotti, sembra, infatti, influire grandemente sulla composizione del microbiota e qualsiasi cambiamento nella dieta può portare a una modifica dell’equilibrio batterico intestinale. D’altra parte, l’eubiosi è strettamente correlata al mantenimento del peso corporeo e della forma fisica.  Nemici della flora batterica intestinale, infatti, risultano essere le diete sbilanciate e iperproteiche particolarmente ricche di proteine animali derivate da un consumo eccessivo di carni, le quali favoriscono la predominanza di batteri patogeni (Escherichia Coli e Clostridi) e di latte e derivati, i quali inducono la riduzione di tutti i ceppi batterici, tranne degli Streptococchi.

Per aiutare il mantenimento del benessere della flora intestinale o facilitarne il ripristino in caso di disbiosi, è necessario l’intervento dall’esterno di probiotici, ossia microrganismi che siano in grado di raggiungere l’intestino in condizioni di vitalità e di esercitare funzione salutistica. Il microrganismo probiotico per essere attivo e riconosciuto come tale deve essere di provenienza intestinale umana ed essere assolutamente sicuro, senza causare effetti collaterali. I probiotici devono, inoltre, possedere capacità di aderenza alla mucosa intestinale, di sopravvivenza alle condizioni ambientali che incontrano nel tubo digerente e di formazione di colonie permanenti nei siti adatti.

Un microrganismo con tali caratteristiche si può trovare, in teoria, in alcuni cibi riconosciuti come probiotici in quanto hanno subito fermentazione di origine vegetale (yogurt, kefir, crauti, tempeh, miso), ma nella pratica nessuno di questi garantisce che la quantità di microrganismo in esso contenuto sia in grado di generare colonie permanenti intestinali, qualora riesca ad arrivare sano e salvo nel sito d’azione. E’, invece, dimostrato che hanno un ruolo fondamentale i prebiotici che non sono organismi vivi, ma rappresentano il nutrimento degli stessi probiotici e ne stimolano l’attività nel tratto gastro-intestinale, facilitandone la sopravvivenza. Sono considerati prebiotici tutti i cibi ricchi di fibre come FOS (frutto-oligosaccaridi) e GOS (galatto-oligosaccaridi), ossia fibre idrosolubili non gelificanti, le quali favoriscono la proliferazione di lactobacilli e la riduzione della concentrazione di streptococchi, escherichia coli e clostridi. I cibi prebiotici più ricchi sono gli ortaggi specialmente quelli fibrosi (asparagi, cipolla, verdure crude), miele, legumi, cereali integrali in chicco intero, frutta (banane, kiwi, mele).

Via libera al consiglio ragionato, cari colleghi: probiotici veri con caratteristiche tali da farci pensare a un reale beneficio e alimentazione a prova di stress alimentare da vacanza. Parto tra poche ore per il mare, vi saprò dire come reagirà il mio microbiota!

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