17 Novembre 2021 ~ 0 Commenti

Farmacista in turno

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La farmacia sembra dormire quando tutto attorno inizia a spegnersi; quando il supermercato accanto a noi chiude e la nebbia di questo periodo inizia a scendere nascondendoci. Mentre preparo il mio letto del turno, in quello che normalmente è il nostro studio pieno di scartoffie e documenti, lascio accese solo poche luci, tra cui quelle nella bussola centrale sopra il passafarmaco; mi tengono compagnia la musica al piano di Allevi che amo tenere in sottofondo, il profumo di oli essenziali che ho nebulizzato nell’aria e il riflesso della luce verde della nostra croce accesa.

Controllo qualche ricetta, stampo fatture, sistemo le vetrine già addobbate per Natale.

La giornata di turno è un obbligo per le farmacie, secondo il programma provinciale stilato affinché tutto il territorio venga ben coperto da un presidio aperto. Ma ritengo sia anche un dovere deontologico per ogni farmacista che si rispetti perché la farmacia di turno è sinonimo di presenza capillare sul territorio. E’ ciò che ci distingue da qualsiasi altra attività sanitaria territoriale che non sia l’accesso al pronto soccorso; è ciò che ci permette di dire che si troverà sempre una farmacia aperta su tutto il territorio nazionale, nel raggio di pochi chilometri. Che tu sia in pieno centro cittadino, in una sperduta località montana o in vacanza tra le meraviglie pugliesi. Quella croce verde che resta accesa oltre l’orario di chiusura solo nelle farmacie di turno significa che lì c’è un presidio sanitario a cui rivolgersi in caso di necessità di un farmaco per una problematica di urgenza. Significa che lì c’è un farmacista che sta offrendo la propria professione per chi in quel momento ha un bisogno importante per la propria salute. Quante volte ho redarguito colleghi che, per negligenza, lasciano accesa la croce verde senza essere di turno: non è corretto per chi ha necessità di un farmaco e non è rispettoso nei confronti dei colleghi operativi in quella giornata.

Nei tanti turni effettuati, ho visto sguardi di genitori preoccupati per figli ammalati con la febbre alta e che chiedevano rimedi e consigli. Ho visto giovani papà trafelati arrivare ad acquistare il latte in polvere o pannolini. Ho servito anche pazienti seriali notturni che arrivavano con ricette stilate di giorno dai propri medici, per poi farsele dispensare di notte, lasciandomi confusa, ma senza le forze per fare domande. Ho dispensato ossigeno e ho pregato che nessuno me lo chiedesse quando era introvabile durante la prima ondata di covid. Ho sentito gratitudine e rispetto per la mia professione, per il mio ruolo in quel momento tanto importante anche solo per una singola persona da aiutare. Ho effettuato turni con il caldo torrido di agosto, con la neve di gennaio e con i festeggiamenti del primo dell’anno nelle strade. In questo caso, però, gli amici con lo spumante non si dimenticarono di me, obbligata a stare in camice e zoccoli da lavoro!

La farmacia c’è, sempre. Ogni giorno e anche ventiquattrore su ventiquattro quando richiesto. Non dimentichiamocene. Oltre i tamponi, i nuovi servizi, l’evoluzione che ci porta essere farmacisti di nuova generazione, ricordiamoci che importante ruolo svolgiamo, a turno, quando, il resto del mondo attorno a noi si spegne, mentre la nostra croce resta accesa.

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