18 Ottobre 2019 ~ 0 Commenti

IL DIRITTO DI FARE EDUCAZIONE ALIMENTARE

Resto particolarmente legata a Farmacista più. Sarà perché ancora ricordo con emozione quando, anni fa, ebbi l’opportunità di presentare il progetto di educazione alimentare da me organizzato per l’Ordine dei Farmacisti di Varese in vista di Expo2015 e da cui mi si aprirono strade di collaborazione mai immaginate.

Oppure sarà perché ogni volta ritrovo colleghi, diventati amici negli anni, con cui confrontarsi e sentire che, in fondo, si è tutti sulla stessa barca, ma se si naviga in flotta si vince con più facilità.

Resto legata a Farmacista più anche perché la riconosco come un’occasione di condivisione delle tematiche più disparate, dalla farmaco-economia al marketing, dalla formazione, alle opportunità giovanili e, in base al proprio interesse, si sceglie liberamente a quale convegno partecipare.

Anche quest’anno il ruolo del farmacista come educatore sanitario è stato protagonista di moltissimi interventi dedicati alla farmacia dei servizi, che forse vede finalmente una realizzazione completa nella sua potenzialità di servizio sul territorio. In particolare, ho avuto il piacere di apprezzare, anche in questa edizione, l’intervento dedicato al farmacista esperto in nutrizione organizzato dall’Associazione AFEN, portavoce della necessità di regolamentare la figura di noi farmacisti specializzati in ambito alimentare.  Intrinseca nell’attività di farmacista vi è, infatti inevitabilmente, quella di consulente sanitario, confermata dalla Fofi attraverso un’interpretazione più ampia del D.Lgs. 206/2007, segnalando, in una nota, che la consulenza “può essere erogata come prestazione libero-professionale, in spazi appositamente adibiti all’interno della farmacia o anche in uno studio al di fuori della stessa e il farmacista può chiedere un onorario come corrispettivo dell’attività svolta”. Resta ora indispensabile, chiarire che il percorso per definire un farmacista esperto in nutrizione debba avere alla base una formazione specializzata di alto livello come una seconda laurea o un master, senza nulla togliere a corsi di formazione che, seppur validi, non possono competere in termini professionali con una preparazione più completa e certificata. È evidente che la nostra tanto sudata laurea in farmacia ci possa già di per sé rendere in grado di valutare fabbisogni nutrizionali, energetici e terapeutici del cliente/paziente, valutazione propedeutica all’attività di consulenza al banco quando proponiamo in maniera ragionata un integratore alimentare oppure quando capiamo la necessità di inviare il paziente al medico o ad altro professionista. Quando si mastica la materia nutrizionale, parlarne al proprio paziente diventa naturale per ogni sintomatologia, disturbo acuto o cronico o condizione fisiologica possiamo trovare di fronte a noi. Viene naturale dare un consiglio in più quando abbiamo di fronte un paziente stitico cronico, una ragazza con cistite ricorrente che vi chiede l’ennesimo integratore, una donna in menopausa con le vampate e l’aumento della circonferenza vita, una mamma in gravidanza o un anziano con evidente sarcopenia. Come possiamo non accennare all’importanza dell’alimentazione quando, attraverso un’autoanalisi, scopriamo una glicemia borderline o un colesterolo leggermente sballato? Potrei stare a farvi crosseling nutrizionale per ogni paziente vi entri oggi in farmacia! Non possiamo non far valere la nostra voce: formiamoci, informiamoci e diventiamo educatori nutrizionali sanitari completi. E’ un titolo che ci spetta di diritto.

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