28 Febbraio 2020 ~ 0 Commenti

IL RISPETTO DELLE PROFESSIONI

Fatico a stare dietro alle tante faccende burocratiche che inondano la nostra professione, tant’è che, a volte, alcuni pazienti, che con piacere ho sempre ascoltato e consigliato, attendono una mia risposta a un messaggio o a una mail per giorni. A volte, qualcuno, giustamente, cerca un parere altrove e ne sono felice qualora il mio caro paziente ne tragga beneficio e dall’altra parte ci sia un professionista serio e preparato.

Il caso che vi voglio raccontare è di P., una carissima amica ormai, dopo anni di conoscenza e consigli dietro al banco, che rivedo in farmacia dopo che mi ha rincorsa per settimane per un mio parere in merito a un suo nuovo disturbo gastrointestinale. Ci sediamo finalmente a parlarne e mi racconta che una riacutizzazione del suo colon irritabile è comparsa da qualche mese e non la abbandona, con spasmi, dolori, stitichezza altalenante. Lei, che dopo la sua diagnosi di carcinoma mammario di qualche anno, ha il rifiuto nell’assunzione di qualsiasi farmaco, non sa dove sbattere la testa. Indago, chiedendole se abbia modificato qualcosa nel suo stile di vita e lei, forse con un pizzico di imbarazzo, mi dice che ha cambiato qualcosina delle sue abitudini alimentari che avevamo concordato assieme qualche anno prima. Una iridologa, presente in un’altra farmacia, a cui si era affidata (“tanto era una chiacchierata gratuita di circa 15 minuti, mi avevano detto”) le aveva consigliato, non so su quale base, che le fibre assunte da lei da circa un anno nella sua quotidiana alimentazione fossero la causa dell’intossicazione epatica che vedeva dopo averla visitata. Risultato finale: una dieta fatta e finita con tanto di grammature e calorie, nemmeno l’ombra di una fibra in tutta la giornata, un intestino che fatica a scaricarsi, un organismo infiammato dal ristagno di tossine batteriche, un corpo in sofferenza, come se fosse lì avvolto di nuovo nella sua cappa come la prima volta in cui conobbi P.

Non sto a discutere sulla miriade di figure che ruotano attorno al mondo del benessere. Non sto a discutere su una specializzazione in naturopatia che, se eseguita in centri eccellenti, possa dare una buona conoscenza dell’ambito olistico e donare benessere a corpo e spirito. Discuto sulla possibilità di chiunque ad accedere a questi corsi per poi avvicinarsi a pazienti delicati, da considerare nella complessità della loro condizione. Discuto su chi, senza basi di anatomia umana, fisiologia, biochimica, patologia e nutrizione umana, mette mano su pazienti che, in quanto tali, necessitano di attenzioni sanitarie globali. Discuto su chi, senza conoscere la farmacologia e le farmacoterapia, consiglia la fitoterapia come fosse acqua fresca in pazienti in multiterapia: mai sentito parlare di interazioni farmacologiche? Di biodisponibilità del farmaco? Di effetti collaterali crociati?

Quanti pazienti si sono rivolti al nostro banco in farmacia e ci siamo sentiti in dovere di consigliare prima il parere di uno specialista, anziché vendere un integratore tanto per fare cassetto? Non ci sto a pensare di aver consigliato uno stile di vita sano alla mia cara P. e vederlo svanire, nel suo lamentarsi, in seguito a una sedicente professionista senza basi sanitarie. Ho dei cari amici farmacisti o nutrizionisti specializzati in naturopatia, fitoterapia oppure omeopatia: fior fior di professionisti che conoscono tutto, dal paziente, al medicinale, alle piante medicamentose, alle necessità nutrizionali. Queste sono figure da valorizzare e da cui prendere spunto, gente: imparate, studiate e, solo allora, mettete in pratica.

Che questo valga anche per i colleghi che desiderano ospitare come servizio in farmacia delle figure specializzate: indagate sulla formazione, scoprite opinioni e solo allora date la possibilità ai vostri pazienti di fidarsi. Per tutto il resto, ci sono i libri di barzellette e le cartomanti.

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