28 Maggio 2021 ~ 0 Commenti

Il senso della professione

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Alice è una studentessa di farmacia all’ultimo anno di corso: entra timidamente da noi chiedendo se sia possibile svolgere presso la nostra struttura il suo tirocinio professionale.

Per un attimo rivedo me stessa da studentessa, vent’anni fa: entro nella Farmacia del Carmine a Pisa, un locale grande come un francobollo affrescato in pieno centro, dove imparai tutto quello che avrei potuto diventare dedicandomi alla attività di farmacista e che andava ben oltre a ciò che ci insegnavano tra i banchi universitari. A Pisa, in quegli anni, si lasciava il cartello fuori dalla porta per avvisare che saremmo tornati subito, il tempo di un caffè in Piazza della Pera oppure si trascorreva la pausa pranzo al mare, preparando esami che sapevano di chimica e salsedine.

Oggi la situazione, a distanza di tempo e chilometri, è ben diversa: la nostra neonata farmacia ha affrontato, in un anno e mezzo di apertura, quello che probabilmente si affronta in decenni di storia, travolta dall’uragano pandemia, dalla conseguente burocrazia triplicata, dagli incombenti impegni amministrativi e da nuovi servizi mai immaginati.

Da zero a cento in pochi mesi: la dimostrazione che solo chi ha basi solide, gambe veloci e mentalità futurista può sopportare. Una verità che, da studentessa alle prime armi al banco, non avrei mai lontanamente immaginato.

Porgo ad Alice la stessa domanda che fecero a me: “Vorrai lavorare in farmacia oppure tenterai un altro percorso, per esempio in azienda?” Lei è dubbiosa: “Forse il farmacista sembra agli occhi di molti ancora un commesso”, mi dice.

Allora decido di spiegarle, con tutto l’amore che ho verso la mia professione, che essere un farmacista è essere un guaritore di prima linea, è essere il primo punto di aiuto, consiglio, confronto e a volte anche conforto. Ci sarà sempre qualcuno che ci considererà commessi o mancati medici o sanitari di serie B: si ricrederanno quando avranno necessità di un consiglio per un figlio con la febbre e il pediatra non sarà reperibile, quando troveranno una farmacia di turno sempre aperta 24 ore su 24 ovunque siano, oppure quando vorranno un prodotto cosmetico specifico perché si scopriranno allergici al nichel, dopo anni di docciaschiuma da supermercato. Non ci sono confronti che reggono con il dottor Google, con i sentiti dire di incompetenti sedicenti guru senza titoli ed esperienza, con il passaparola tra amici al bar. Serviranno pazienza (tanta!), dedizione verso il prossimo, ma sopratutto studio e aggiornamento continuo, specializzazione per dare un taglio originale e unico, impossibile da copiare. E se tutto questo significa essere una commessa, sarò una commessa di alto valore.

Alice mi osserva mentre le parlo, annuisce, forse si sta facendo un bel film sul suo futuro.

E mi viene da dirle: “Immagina in grande Alice, perché è il primo passo per arrivare dove desideri e per essere una vera farmacista.”

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