21 Gennaio 2020 ~ 1 Commento

Inno all’onestà

La notte in cui è accaduto sono andata a dormire con il pensiero che il giorno successivo sarebbe stato il primo compi-mese della nostra farmacia. Con il pensiero che aprire una sede farmaceutica di nuova istituzione, sotto gli occhi di tutti, in un territorio a tratti non così magnanimo verso il nuovo vicino, era una gran bella sfida. Con il pensiero che però, nonostante tutto, nonostante le catene a cui sempre più colleghi indipendenti si legano, nonostante la concorrenza sempre più spietata, siamo tre donne con gli attributi pronte ad affrontare tutto. Forse non tutto perché di certo non eravamo pronte a quel senso di impotenza che ci attendeva dopo poche ore. Il cellulare che suona incessantemente nel pieno della notte avvisandoci che in farmacia è scattato l’allarme. La confusione del risveglio improvviso che rende tutti meno lucidi, leggere che viene rilevato del movimento nell’area vendita. “Movimento in area vendita?!” mi chiedevo assonnata con il viso ancora nel cuscino; avere la prontezza, infine, di visualizzare i video delle telecamere e scoprire due energumeni incappucciati che vagano nel tuo posto: ecco qual è la modalità più traumatica per alzarsi dal letto.

Le forze dell’ordine sul posto assieme a noi non possono che constatare le nostre vetrine antisfondamento sventrate da un gruppo di professionisti. Piango come una bambina davanti a quell’ammasso di vetri e prodotti accartocciati, una bambina a cui hanno rubato qualcosa di importantissimo, ma piango anche come una professionista impotente, che si è premunita con tutto ciò che poteva servire per avere la sicurezza di stare a lavorare in tranquillità. Invece nulla basta contro la disonestà, contro chi, invece di cercarsi un lavoro come tutti, preferisce valicare il limite della decenza e uccidere sogni, sacrifici, progetti. Mi sento di dire alle mie colleghe “Domattina cascasse il mondo, apriamo”; raccogliamo cocci di vetro, prodotti ormai inutilizzabili, che erano esposti nella nostra vetrina sventrata, addobbi natalizi che avevo posizionato con tanta cura, tanta era la mia emozione per la nostra prima vetrina di Natale.

Scopro che, nella medesima giornata, due colleghi della provincia subiscono rispettivamente una rapina a mano armata da tre incivili e un furto di primissima mattina delle casse consegnate dal grossista prima dell’apertura. Resto basita, scrollo la testa, mi chiedo dove siano le istituzioni a tutelarci, a darci un aiuto in queste situazioni che ci lasciano sbigottiti e impotenti; un dipendente di farmacia a cui puntano una pistola alla tempia ha un contratto nazionale che non mi ricordo più da quando non sia rinnovato, un titolare paga fior fior di tasse senza avere una copertura assicurativa degna di essere definita tale e deve premunirsi con un’ulteriore massiccia assicurazione personale per avere un paracadute con cui cadere.

Restiamo a contare i nostri danni, il nostro fondo cassa che non c’è più, guardiamo i prodotti danneggiati, ma accendiamo la croce e apriamo, senza abbassare la testa. I nostri clienti fanno il tifo per noi, ci sostengono, ci comprendono quando ancora confuse dalla nottataccia passata ci accorgiamo di non avere moneta per i resti. Questo ci basta, ma, tra colleghi, ancora non so per quanto tempo tutto ciò sarà abbastanza per sopportare tutto. Non ci resta che dire “Ad maiora, semper”.

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