11 Maggio 2021 ~ 0 Commenti

Quote rosa in farmacia

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Il termine “quote rosa” non mi è mai piaciuto granché, forse perché fin da piccola non volevo che si accostasse la figura femminile necessariamente a quella bambola vestita di rosa, che probabilmente, da adulta, avrebbe fatto soltanto la mamma vestita di rosa. Non mi si addiceva il rosa in quelle nuances, eppure, nel mio piccolo sono io stessa una quota rosa da quando, ormai più di dieci anni fa, entrai in punta di piedi a far parte del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Farmacisti di Varese, prima come segretario, poi come Vice presidente. Ci entrai per poter esprimere l’opinione di una giovane donna farmacista in mezzo a un coro quasi completamente maschile e di età, che nessuno ne abbia a male, decisamente più avanzata della mia. Entrai a far parte del consiglio di un ordine che tutela la professione del farmacista, quasi completamente svolta da donne ed eppure così poco rappresentata dal gentil sesso.

In occasione del rinnovo delle cariche delle federazioni nazionali, ho avuto l’onore di rappresentare il nostro Ordine provinciale a Roma: attraversai un po’ timidamente le sale in cui per decenni colleghi farmacisti tramandarono la tradizione dell’arte degli speziali, del servizio che il farmacista ha garantito ai pazienti, dell’amore verso una professione antica che si sta evolvendo. Eppure, nonostante questa evoluzione, nonostante la ricerca della parità dei sessi soprattutto in ambito lavorativo, mi dispiaccio nel constatare che poche donne si aggirano tra questi locali con ruoli, che vadano al di là di quelli da segretarie per le operazioni di scrutinio, nel loro piccolo comunque indispensabili per la peculiare precisione più rara in un uomo, diciamocelo!

Credo che un coro di voci femminili non faccia male all’interno delle nostre istituzioni, credo che la sensibilità femminile non guasti per nulla, credo che la presenza preziosa di qualche quota rosa non generi invidie, ma anzi generi coinvolgimento anche da parte delle colleghe che meno si interessano a burocratiche questioni ordinistiche. Credo, infine, che non faccia male ringiovanire, guardare al futuro, appassionarsi senza per forza restare seriosi e legati da fili di potere.

Guardiamo, nel suo piccolo, il “Progetto Mimosa”, diventato nazionale campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne promossa dall’Associazione Farmaciste Insieme, diffuso, grazie a Federfarma e FOFI, in tutte le farmacie che si confermano primo presidio sanitario territoriale anche sul fronte della tutela dei più fragili: una visione da quote rosa non può che arricchire il futuro della nostra professione, con progetti, idee e proposte che solo una donna può sentirsi in dovere di portare avanti.

Sentivo il bisogno di scriverne, fin da quando uscii da quelle sale, orgogliosa dei miei tacchi e di essere donna all’interno di una tanto splendida professione che ha bisogno di un tocco di rosa.

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