15 Aprile 2020 ~ 0 Commenti

UN RUOLO DA ONORARE

Quando, anni fa, decisi di dare il mio contributo all’Ordine dei Farmacisti della mia provincia non mi sarei mai immaginata un periodo in cui mi sarei sentita addosso così tanto quel ruolo da onorare. Una fase professionale in cui i colleghi iscritti si sarebbero aspettati qualcosa di più, una parola, un gesto, un cenno di presenza dal nostro Ordine, un qualcosa di più di quello che già facevamo, fatemelo dire, comunque egregiamente: organizzazione di corsi ECM gratuiti per tutti gli iscritti in quanto provider, peculiare servizio di comunicazione via PEC, servizio telefonico sempre presente per necessità, organizzazione di incontri ed eventi.

L’emergenza coronavirus ci ha travolti come professionisti, come persone, come colleghi; le prime settimane sono trascorse confuse, cercando di capire le mosse da compiere. Ricordo ancora le telefonate a qualche collega con più anni di esperienza: “Tu hai le mascherine? Dici che dovremo metterle? Qualcuno vuole lavorare a battenti chiusi o con delle protezioni in plexiglass, non ti pare esagerato?”. Non avevamo linee guida, non avevamo idea della trincea che sarebbe iniziata di lì a poco; non eravamo superficiali, eravamo solo speranzosi di un contenimento, ma eravamo comunque pronti a quello che sarebbe avvenuto di lì a poco, come abbiamo dimostrato garantendo il nostro servizio capillare sempre e comunque presente sul territorio.

In quelle giornate iniziali mi sono chiesta più volte, da vice presidente dell’Ordine, cosa avremmo potuto fare per i nostri iscritti; spedivamo circolari pressoché giornaliere assieme a Federfarma per l’utilizzo di dispositivi, per illustrare norme, per sostenere iniziative. Ma una circolare non dice quello che avrei voluto, non dice “Siamo qui con te”; così una sera, rientrata da una delle prime giornate estenuanti di una lunga serie, mi sono messa al pc e ho scritto di getto una lettera ai colleghi. Null’altro che una lettera, una di quelle che si scrive a un amico che non vedi da un sacco, una di quelle che non rileggi nemmeno e clicchi invio. Una lettera che servisse per dire semplicemente grazie a ognuno di essere lì dietro al banco, una lettera che facesse capire che l’ordine, nonostante possa apparire come un mero ente professionale che poco si interessa del benessere di ogni iscritto, è in realtà un gruppo di colleghi umanissimi nelle medesime difficoltà e con la coscienza di un ruolo. E io quel ruolo me lo sono sentito tutto, nonostante mi sia immaginata il commento banale di qualche collega disinteressato che avrà cestinato la nostra circolare con un ignorante sorrisetto compiaciuto. Sono arrivate, invece, risposte, ringraziamenti, sorrisi da tutta la provincia, da ogni farmacia con la croce verde accesa a dirmi che stavamo svolgendo umanamente bene il nostro lavoro, che andava al di là di una circolare.

La settimana successiva abbiamo voluto acquistare un paio di mascherine lavabili certificate per ogni collega e siamo riusciti a farle arrivare in ogni farmacia a tutti coloro che fossero iscritti al nostro ordine: noi rappresentiamo tutti i colleghi dal titolare, al dipendente, dal libero professionista, al dottore che lavora in parafarmacia. Rappresentiamo anche quel collega giovane che mi fa capire che non basta una laurea per diventare un farmacista, quel collega che, con una secca mail, ha chiesto perentoriamente le sue mascherine nonostante non lavorasse più in farmacia, ma semplicemente perché gli spettassero per diritto in quanto pagante l’obolo annuale all’Ordine. Un vero tuo collega farmacista sai cosa avrebbe fatto?! Avrebbe chiesto di lasciarle a chi il caduceo lo porta con onore sul camice, a chi sta dietro al banco magari con uno stipendio da dipendente non rinnovato e con poche tutele, ma che ha studiato per essere degno di essere chiamato dottore.

Ad maiora, colleghi. Dai che ce la facciamo.

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