UN ANNO DI TAMPONI
Entro in farmacia con un vassoio di pasticcini, di quelli che si portano quando c’è qualcosa da festeggiare.
Entro, guardo le mie colleghe e sorrido: oggi è un anno che effettuiamo tamponi. E’ un mese da ricordare, questo marzo, perché, all’interno della nostra professione si è inserita un’attività che mai avremmo immaginato, che forse non avremmo nemmeno voluto, ma che ci siamo sentite in dovere di assolvere per garantire un aiuto in più sul territorio.
Un anno di mascherina ben adesa al viso, di camici monouso, di visiere, guanti e disinfettanti. Un anno di sanificazioni, un anno di rischi e contagi, un anno iniziato quando ancora noi non eravamo nemmeno vaccinate e chiamavamo a gran voce la necessità di proteggerci.
In questo anno, abbiamo tamponato pazienti di ogni età e con le necessità più disparate: contatti stretti, visite da genitori anziani, viaggi, rientri a casa, chiusure di isolamenti, quarantene e chissà cos’altro la burocrazia ha richiesto. Siamo state a contatto con persone, ma anche con domande, paure, dubbi, arroganza che nascondeva timore e ignoranza sull’argomento. Siamo state abbracciate da chi, con un esito negativo, avrebbe finalmente potuto rivedere i propri figli; siamo state complici di feste, matrimoni e battesimi ben riusciti. Abbiamo imparato che esistono narici di ogni tipo, lunghe, corte, tortuose, piccole piccole, contaminate da troppe sigarette e altre tanto delicate da fuggire via. Abbiamo imparato che esistono bambini coraggiosi, meritevoli di un leccalecca, e adulti pesantissimi che farebbero perdere la pazienza a chiunque. Ci siamo emozionate davanti a pazienti mai visti senza mascherina che, nell’attimo in cui la abbassavano per essere tamponati, ci hanno mostrato il loro sorriso per la prima volta, consapevoli di una mancanza enorme per quasi due anni.
Abbiamo nuovi amici tamponati, li chiamiamo così; persone che, per i motivi più disparati, necessitano regolarmente di un tampone e ci siamo chieste più volte chi fossimo noi per giudicare una scelta che probabilmente non condividevamo. Questa nostra neutralità ha permesso a molti di fidarsi di noi, di confidarci dubbi e incertezze, di raccogliere informazioni per vaccinarsi e tornare dicendoci di averlo fatto grazie ai nostri consigli.
Abbiamo dato esiti positivi incredule, consapevoli di essere le artefici di una smarrita infelicità soprattutto per chi, con quel tampone, sarebbe potuto rientrare a casa dove la famiglia lo attendeva per il Natale.
Abbiamo avuto accanto a noi colleghe pronte a compilare maree di scartoffie burocratiche, a stampare green pass, a prendere appuntamenti; sì, perché noi abbiamo deciso di non crearci code interminabili per elemosinare un tampone, ma di rispettare orari, tempistiche, organizzazione per garantire a tutti un ordine che, all’interno del caos di alcuni mesi, sembrava un miraggio.
Oggi, a distanza di un anno, ci sentiamo parte attiva di un sistema che, soprattutto nei momenti di disordine contagioso, ci ha chiesto di metterci in gioco come potevamo, nel rispetto di regole a volte assurde. Nonostante le fatiche e le malelingue sorte in seguito al nostro lavoro mai interrotto, guardiamo il bicchiere mezzo pieno consapevoli di essere rimaste in piedi, adattandoci al cambiamento, pronte alla risposta, capaci di reagire e di festeggiare oggi. Ce lo meritiamo.

La gestione del riconoscimento dell'operatore della salute e la trasmissione e archiviazione delle relative chiavi d'accesso e dei dati personali del professionista della salute avviene mediante la piattaforma Medikey® nel rispetto dei requisiti richiesti da
Il Ministero della Salute (Circolare Min. San. - Dipartimento Valutazione Farmaci e Farmacovigilanza n° 800.I/15/1267 del 22 marzo 2000)
Codice della Privacy (D.Lgs 30/06/2003 n. 196) sulla tutela dei dati personali

Commenti recenti