13 Marzo 2024 ~ 8 Commenti

Ad honoris causa

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Il Professor Alessandro Rigamonti se ne è andato, a 95 anni, senza fare rumore, lontano dai riflettori del mondo farmaceutico che lo videro per anni protagonista, salutandoci in modo garbato, come era solito fare, in una giornata in cui nella sua amata Valganna nevicava. Che fosse appassionato di sci in pochi lo sapevano, ma quando ci prendevi confidenza era una delle prime sue passioni che voleva condividere.

Il caro Prof, come lo chiamavamo tutti all’Ordine dei Farmacisti di Varese, è stato il nostro presidente per due decenni, fino al momento in cui è stato insignito della medesima carica ad honorem. Più di vent’anni di farmacisti, di conoscenze, di decisioni prese per il bene dei colleghi, di riunioni, di premiazioni.

Laureato in farmacia, nel 1960 fondò l’AFI, Associazione Farmaceutici Industria, società scientifica oggi riconosciuta dal Ministero della salute. Per il suo costante impegno nel campo farmaceutico, il professor Rigamonti fu insignito dall’Università di Pavia della laurea honoris causa in chimica e tecnologie farmaceutiche, in particolare per il suo ruolo decisivo nella nascita di quello stesso corso di laurea: fin dal 1963, fu uno dei primi a volere un corso dedicato ai chimici dell’industria farmaceutica, attraverso sondaggi tra i colleghi farmacisti di quegli anni, cogliendo opinioni e suggerimenti.

Fu docente universitario, relatore in moltissimi convegni, figura di riferimento per tutti, dagli studenti, ai colleghi farmacisti, ai membri di importanti industrie farmaceutiche che lo accoglievano ad ogni evento come l’uomo colto e lungimirante che è sempre stato.

Per me, quando entrai in punta di piedi all’Ordine dei Farmacisti di Varese, fu la persona di riferimento. Nonostante la sua età avanzata -coscritto del mio nonno mancato molti anni prima- mi infondeva sicurezza, non mi faceva mai sentire inadeguata, mi coinvolgeva nelle attività. So che mi scrutava dal suo studio mentre compilavo i verbali delle riunioni dei consigli dell’Ordine, poi me li correggeva, come si fa a scuola; mi faceva tenerezza questo atteggiamento, ma capii ben presto che era un modo per consegnarmi gli strumenti per farcela da sola all’interno di un mondo di soli uomini, ben più grandi di me, dai nomi già conosciuti da generazioni in ambito farmaceutico. Quell’uomo, invece, credette in me, nonostante fossi donna, non avessi nemmeno trent’anni, non arrivassi da una famiglia di farmacisti. Anche quando fece il mio nome con Giorgio Albonetti, Ceo di una neonata EDRA, per poter scrivere qualche articolo nell’ambito di alimentazione in cui mi stavo specializzando, non mi sentii una raccomandata: mi sentii fortunata di avere accanto chi credeva nelle mie potenzialità.

Quell’uomo minuto, tanto colto e conosciuto, mi insegnò ciò di cui avevo bisogno per proseguire su quella strada: mi insegnò quanto potessi valere. E gliene sarò eternamente grata.

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