Abbassiamo le mascherine?
Le restrizioni si allentano, gli abbracci tornano a farsi timidamente avanti, i tanto agognati green pass momentaneamente restano accantonati in attesa di future decisioni. Soprattutto, ricominciamo a circolare senza mascherine, anche nei luoghi chiusi. Abbiamo imparato a conoscerle, a leggerne le sigle e le certificazioni, abbiamo imparato e insegnato a usarle: chirurgiche classiche, lavabili con filtri, lavabili senza filtri, colorate e natalizie, ffp2, ffp3, con valvola, senza valvola, egoiste ed altruiste. Le abbiamo fatte diventare parte integrante di borse, tasche e specchietti retrovisori; le abbiamo sopportate e odiate, le abbiamo utilizzate anche nei luoghi più impensabili dove l’aria pulita ci insegnarono a respirarla a pieni polmoni, ma anche in quel caso non potevamo smascherarci. Mesi interi a esserne costantemente alla ricerca, a cercare costi non esorbitanti, per poi doverle vendere a prezzi imposti, nonostante molti di noi andassero in perdita.
Oggi, timidamente le togliamo; con timore e imbarazzo a volte ci addentriamo in un negozio senza mascherina, facendo rivedere il nostro sorriso. In farmacia, le ultime indicazioni prevedono che i farmacisti e chi lavora al di là del bancone la indossi, mentre il paziente possa non utilizzarla, nonostante ne sia consigliato vivamente l’uso. Insomma un “Puoi, ma evita” che a noi stona un pochino: la farmacia, infatti, resta un luogo igienicamente sicuro, sanificato e attrezzato con gel e sistemi di disinfezione costanti, ma soprattutto un luogo in cui spesso si trovano soggetti più fragili che acquistano medicinali, che chiedono consiglio, che si sottopongono a esami; la mascherina in un luogo come la farmacia diventa un segno di rispetto nei confronti di questi pazienti, a garanzia di un ambiente chiuso, ma sicuro e accessibile senza troppi timori. Inoltre, diventa un segno di correttezza nei confronti di chi, in qualità di farmacista, mantiene alto il livello di protezione, memore di contagi spesso proprio sul luogo di lavoro. Purtroppo i trentadue colleghi farmacisti che, durante i primi mesi senza vaccino si sono ammalati e non ce l’hanno fatta pesano nei nostri pensieri come cicatrici di due anni difficilissimi. Purtroppo tutte le paure di contagiarci e di portare nelle nostre famiglie il virus, ancora prima di fornire un’arma come il vaccino, ci hanno tenuti lontano da genitori, nonni, amici più fragili, bambini. Ora chiediamo di proseguire con gentilezza a mantenere alta la guardia, a indossare la mascherina nei luoghi chiusi, nonostante non sia più un obbligo, a igienizzarsi e lavarsi accuratamente le mani, imparando da ciò che è stato per riprenderci al meglio la migliore qualità di vita per tutti noi.
Oggi è entrata in farmacia una ragazza che è diventata per noi simbolo delle nostre durissime giornate durante la pandemia dei primi mesi, quando portavamo a domicilio ossigeno e medicinali per lei e la famiglia interamente positiva; anche grazie al nostro aiuto, oggi sono tutti sani e vengono spesso a trovarci, ringraziandoci sempre: la vedo entrare senza mascherina, la indossa quasi al banco e per qualche secondo mi accorgo di averle visto completamente il volto per la prima volta, di averne scoperto i lineamenti, un neo sul mento e il sorriso. Mi abbasso leggermente la mascherina e le dico “Piacere, io sono fatta così” e ci ridiamo su.

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